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La Repubblica
La miscela sbagliata degli attentatori di Carlo Bonini
22-07-2005
Quattordici giorni dopo, la stessa paura e, soprattutto, le stesse domande: Chi? Perché? Come? E oggi come allora, delle prime, parziali risposte sostenute da quei pochi fatti su cui, quando è ormai buio, l´indagine di Scotland Yard ha preso a lavorare con frenesia. Nelle parole del capo della polizia inglese, sir Ian Blair, i fatti sono tre: «Le bombe dovevano uccidere»; «Le bombe erano innescate da detonatori. In qualche caso non sono esplose, in altri sono esplose solo parzialmente»; «Le scene del crimine sono quattro: le stazioni della metropolitana di Warren (Victoria line), Oval (Northern line) e Shepherd´s bush (Central line), l´autobus numero 26 ad Hackney».
Blair rifiuta di confermare o smentire che due o più attentatori siano stati arrestati, non dice quel che fonti dell´Antiterrorismo aggiungono off the record e che conviene annotare: «L´esplosivo appare dello stesso tipo di quello utilizzato il 7 di luglio». Sembra poco. Ma, a sole otto ore da una strage mancata, è molto.
Ripulito dall´allarme acceso dall´irruzione della polizia nel «University College hospital» e dall´arresto di un uomo dalle sembianze mediorientali di fronte ai cancelli di Downing street («I due fatti non hanno alcuna connessione con gli attacchi», spiega ancora Blair), il quadro presenta contorni sufficientemente nitidi. Chi ieri ha ricacciato Londra nel buio non si è mosso per emulazione, ma cercava altro sangue. Lo ha fatto in una data significativa (due settimane dal primo attacco), con gli stessi arnesi di morte, riproponendo uno stesso canovaccio.
Come allora, quattro bersagli scelti con la stessa asimmetria: tre linee del metro, un autobus. Come allora, in quattro punti cardinali della città. Shepherd´s Bush (ovest); Oval (sud); Warren (nord); Hackney (est). Insomma, quella «croce di fuoco» che qualcuno, nei giorni successivi al 7 luglio, aveva voluto vedere nell´incrocio tra Russel Square, Aldgate, Edgware e Tavistock square.
Regalano coincidenze anche i tempi in cui è scandita la sequenza di attacco. Per quel che è dato sapere, di due almeno delle quattro esplosioni parziali si conosce con ragionevole certezza l´ora. Alle 12.38 viene evacuata la stazione di Oval sulla Northern Line. 59 minuti dopo esplode la carica che manda in frantumi i finestrini del piano superiore del bus numero 26, all´incrocio tra Hackney road e Columbia road. Un lasso di tempo pressocché identico a quello che, il 7 di luglio, separò le esplosioni simultanee nei metrò e quella sul bus 30 in Tavistock square.
È una catena di indizi che si irrobustisce ancora di più se si guarda all´esplosivo, a cosa non ha funzionato negli ordigni impedendo la strage. Testimoni oculari nelle stazioni di Oval e di Warren, così come il conducente dell´autobus 26, nel ricordare il momento dell´esplosione raccontano un´identica storia. Prima un rumore «simile ad un tappo di champagne che salta» o ad «un petardo», poi «del fumo», quindi «un odore molto forte simile a quello di copertoni bruciati». È l´odore che dà il propanone, la sostanza chimica che viene liberata dalla reazione tra propanolo e perossido (le due componenti della miscela esplosiva) quando il propanolo è in eccesso rispetto al perossido. La circostanza conferma l´identità tra gli esplosivi di ieri e quelli del 7 luglio (di propanolo e perossido era composto l´esplosivo lasciato dai 4 di Leeds nella macchina abbandonata nella stazione di Luton). Ma la circostanza spiega anche cosa è andato storto nell´attacco di ieri. Una volta attivati, i detonatori sono esplosi, ma le scintille non hanno incendiato la miscela esplosiva perché di quella miscela era stata sbagliata la composizione. Chi ha mosso l´attacco si è dunque trovato nudo, con un arma scarica indosso.
È successo nella stazione di Oval, dove testimoni raccontano di un uomo in fuga dopo aver deposto sul sedile di una carrozza uno zaino di colore scuro. È successo nella stazione di Shepherd´s Bush. È successo sul treno diretto alla stazione di Warren, dove uno dei passeggeri (è la testimonianza di Ivan Mc Cracken raccolta dai cronisti di Sky News) ha raccontato di aver visto uno sconosciuto entrare nella carrozza e, in coincidenza con il rumore di «tappo di champagne», mettersi ad imprecare mentre lo zaino che aveva indosso esplodeva dall´interno come un pallone. È la ragione per cui, quegli stessi testimoni parlano di attentatori inseguiti lungo i binari, all´interno e quindi all´esterno delle stazioni. In un caso, fino all´astanteria del pronto soccorso del «University College Hospital», dove, per l´intero pomeriggio, si è ritenuto che uno degli attentatori, dopo essere rimasto ferito nello scoppio, avesse cercato assistenza. Una circostanza che Scotland Yard smentisce, ma che spiegherebbe la ragione dell´irruzione della polizia all´interno dell´ospedale un´ora dopo gli attacchi, giustificata dalla ricerca di un «nero di origini asiatiche alto circa un metro e settanta, probabilmente ferito».
Ammesso e non concesso che Scotland Yard non abbia già arrestato qualcuno degli uomini del commando, che il solo ferito della giornata non sia effettivamente uno di loro, un fatto è certo.
«Erano almeno in quattro, forse di più», dice Ian Blair. Hanno lasciato dietro di loro tracce più consistenti di quelle dei «martiri» del 7 luglio, sufficienti ad accorciare la loro fuga (l´esplosivo su tutte, che, riconosce ancora Blair, «è un varco importantissimo per l´indagine».) Ma, a differenza di quel giovedì di sangue, sono sopravvissuti al loro progetto. E questo, per Scotland Yard, è oggi allora il problema. Prenderli presto. Prima che tornino a colpire. Questa volta ne conoscono già il volto.
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