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La Repubblica


Le primarie modello Pericle
JOHN LLOYD
10-06-2006

GEORGE Papandreu ha visto il futuro, un futuro che risale a 2400 anni fa. Il leader del partito Pasok di centro-sinistra, ex ministro greco degli Esteri, lo scorso weekend si è aggirato in un moderno centro congressi di Marousi, un sobborgo di Atene, e ha creduto di assistere alla rinascita della democrazia, il sistema che la sua città, Atene, scoprì quasi per caso 500 anni circa prima della nascita di Cristo. Ciò a cui Papandreu ha assistito, nelle sale gremite di persone che discutevano con fervore di politica, è un nuovo modo di prendere le decisioni. Lo ha inventato un politologo americano di nome James Fishkin, docente dell´università di Stanford in California. Quasi venti anni fa Fishkin stava indagando sui motivi per i quali la gente si teneva alla larga dalla politica, non si iscriveva più ai partiti politici, votava in percentuali sempre più ridotte ed esprimeva crescente sfiducia nei confronti della classe politica. Poco alla volta, a furia di pensarci, Fishkin pervenne alla conclusione che le persone agivano così perché non ritenevano di avere voce in materia. Il mondo stava diventando sempre più complesso e più difficile da comprendere. Al tempo stesso, la gente stava facendosi sempre più individualista: diventando sempre più ricchi gli individui prendevano più decisioni nel loro interesse mentre le grandi forze che un tempo li avevano organizzati - la religione, la politica, i sentimenti patriottici - si andavano indebolendo. C´erano inoltre molti più modi per intrattenersi: si guardava di più la televisione, si andava più spesso in vacanza, si conduceva una vita più piacevole. Per tutte queste ragioni la politica sembrava meno importante. Pareva addirittura qualcosa di fastidioso. Fishkin si mise a studiare la storia di Atene antica e scoprì che tra il V e il IV secolo prima di Cristo gli ateniesi avevano sviluppato un sistema al quale partecipavano attivamente - a patto di essere uomini, liberi e non nati all´estero - per decidere degli affari del loro Paese tramite un complesso sistema di assemblee istituite su base temporanea. Queste assemblee dibattevano per settimane, per mesi, prendendo decisioni su ogni cosa, dalle più piccole sanzioni alle dichiarazioni di guerra, e coinvolgevano, una volta dopo l´altra, tutti gli uomini liberi della città. Costoro potevano prendere pessime decisioni: votarono per esempio a favore della condanna a morte di Socrate e decisero di invadere la Sicilia, decisione che alla fine indebolì a tal punto la città che essa si ritrovò rovesciata. Gli intellettuali di quei tempi - come i filosofi Platone e Aristotele e lo storico Tucidide - provavano disprezzo per questo sistema: Platone avrebbe preferito di gran lunga un governo di tutti filosofi, quale lui era. Non c´è dubbio che si trattava però di un sistema democratico: tutti erano coinvolti. Di conseguenza, Fishkin ideò un sistema che battezzò "democrazia discorsiva": si tratta di una fusione tra il sistema ateniese e le odierne scienze sociali. Tale sistema prevede che per prendere una decisione su una data questione si convochi un gruppo di persone che dopo essere state edotte in materia da esperti e dopo aver avuto l´opportunità di porre domande a esperti e politici, ne discutano ogni possibile aspetto. Tali gruppi dovrebbero di regola essere formati da svariate centinaia di persone, suddivise in gruppi di discussione, in rappresentanza di moltissime altre persone, centinaia di migliaia, o milioni. I prescelti dovrebbero rispecchiare in piccolo la società in senso lato, per età, sesso e condizione sociale. Invece di far votare molte persone su argomenti di cui sanno assai poco, si farebbero votare poche persone che ne sanno molto. Fishkin destò moltissimo interesse con il suo sistema, adottato da trasmissioni televisive negli Stati Uniti e in Gran Bretagna, utilizzato per discutere dell´euro in Danimarca, della monarchia in Australia e di come investire il budget municipale in Cina. La votazione finale, però, è sempre stata o un puro gesto dimostrativo, o un suggerimento e un orientamento per chi è al governo. Non è mai stato un voto in grado di decidere davvero qualcosa. George Papandreu ha fatto la differenza: figlio e nipote di premier greci, cresciuto mentre suo padre era in esilio negli Stati Uniti e in Canada, egli è venuto a conoscenza del sistema di Fishkin e ha invitato il suo partito, il Pasok, ad adottarlo. Il Pasok, al pari di altri partiti, ha sempre dato grande importanza al fatto che il popolo eleggesse suoi rappresentanti come sindaci delle città greche. In ognuna di queste circostanze c´erano molti candidati per il Pasok, scelti come sempre accade per decisione di partito. Papandreu ha proposto che il candidato alla poltrona di sindaco della città di Marousi fosse scelto in una rosa di abitanti di quella città. I cittadini prescelti non avrebbero dovuto essere membri del Pasok, ma elettori o membri di qualsiasi altro partito. Il voto sarebbe stato vincolante: candidato del Pasok sarebbe diventato qualsiasi cittadino fosse stato selezionato. E così è stato: in un bel fine settimana di giugno, circa 150 abitanti di Marousi hanno trascorso molte ore al Centro Congressi Ellenico, discutendo di quali fossero le questioni più impellenti che la loro città doveva affrontare, in che modo lo avrebbero fatto i vari candidati e infine quale dei sei fosse il candidato più convincente. Per gran parte del tempo lì trascorso sono rimasti divisi in gruppi di 12-15 elementi, presieduti da un membro del Pasok preparato non a guidare la conversazione, ma ad aiutarli a chiedere quello che si sentivano in animo di chiedere. Ho osservato questi gruppi di discussione intenti a dialogare e sono rimasto molto colpito dalla neutralità di chi presiedeva i gruppi e dalla vivacità del dibattito. Domenica pomeriggio, quando i sei candidati - quattro uomini e due donne - si sono trovati di fronte l´intera sala gremita di gente, è stato un momento davvero intenso: i candidati sapevano di trovarsi davanti a persone che avevano molto riflettuto su ogni questione. I problemi sollevati - l´ambiente, l´ingente indebitamento della città, la sporcizia delle strade - erano chiari e dettagliati ed esigevano risposte esaurienti e convincenti. Proprio perché si trattava di argomenti ben precisi, assai presto è diventato chiaro quali dei candidati stessi erano a conoscenza dei problemi e quali no. A presiedere l´incontro c´era un noto presentatore televisivo che si è attenuto a regole molto rigide: le domande dovevano essere brevi, non discorsi, e i candidati avevano a disposizione un solo minuto per rispondere. Se provavano a dilungarsi, erano interrotti. «Non è abituale per noi greci» ha detto Papandreu. «Ci piace parlare, specialmente di politica». Le regole, ciò nondimeno, sono state rispettate. Alla fine, domenica sera, si è arrivati al risultato: Panos Alexandris, un avvocato che era parso il più sicuro di sé tra i candidati, è stato eletto al secondo ballottaggio, con i due terzi circa dei voti. Sarà dunque lui il candidato del Pasok nelle elezioni locali di Marousi, fissate a ottobre. Pur avendo portato a termine il loro compito, i cittadini presenti non sono parsi impazienti di tornarsene a casa: sono rimasti a chiacchierare fino a tarda ora divisi in gruppetti. Papandreu era esultante: «Questo può essere il sistema del futuro, quello in grado di arrestare la cancrena della nostra democrazia». Il leader del Pasok è al contempo presidente dell´Internazionale Socialista, il raggruppamento dei partiti di centro sinistra del mondo. Egli ha detto che raccomanderà a tutti loro di mettere alla prova il sistema appena adottato: applicare la lezione dell´antica Grecia ai problemi del mondo contemporaneo. La democrazia ha celebrato il proprio trionfo dopo il crollo dell´Unione Sovietica, 15 anni fa ormai. Allora pareva che quella fosse l´alba di una nuova epoca. Lo è stata, ma paradossalmente, dopo aver vinto, la democrazia ha iniziato a mostrare tutti i segni di una salute precaria. La democrazia deliberativa è una risposta alla malattia: anche se il suo grande difetto è quello di lasciare in disparte la maggior parte dei cittadini, il suo grande punto di forza è che essa dimostra che le decisioni che riguardano le vite di noi tutti possono essere coinvolgenti, importanti, perfino appassionanti. Sarà utile sperimentare altre volte il sistema come ha fatto Atene: la democrazia non deve venir meno. (Traduzione di Anna Bissanti)





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