Europa
Gli ultimi fuochi d’artificio
16-11-2005
Giuseppe Fanfani

16-11-2005

Honeste vivere, alterum non laedere, suum cuique tribuere. Con questa massima il diritto romano aveva sintetizzato l’etica di comportamento individuale, cioè quel complesso di regole non scritte che, uniformando le attività dei singoli ad un fine più ampio che trascende gli egoismi individuali, contribuiscono alla pace sociale. Tali ritenevo dovessero essere anche i principi ispiratori dell’etica parlamentare, quando mi accinsi, abbandonata la toga, a vestire i panni del legislatore. Non era così, e presto questa mia illusione, nutrita più dalla sacralità del luogo che dalla qualità dei suoi occupanti, dovette infrangersi contro tutte quelle leggi che poi avremmo accomunato nell’unica definizione di “leggi vergogna” che sacrificavano costantemente l’utile collettivo a quello individuale. La valutazione del fenomeno mi ha portato a ritenere che quello a cui stiamo assistendo sia frutto di più di un fattore inquinante. Il primo è certamente dovuto agli interessi del premier ed alla immanenza che questi hanno avuto nell’attività di governo e nella vita parlamentare, giungendo a fuorviare scientemente la prima, ed a condizionare ferocemente la seconda. Ne sono risultati distorti il senso e la finalità universale della legislazione, la funzione dell’assemblea legislativa, ma soprattutto ne è risultato offeso il senso etico che deve presiedere alla funzione pubblica e soprattutto a quella parlamentare. Quis custodiet custodes? mi domandavo qualche anno addietro, preoccupato sia dalla supina riluttanza della maggioranza parlamentare ad ogni regola, sia dalla propensione sempre più sfacciata ad avallare quelle che tutti ritenevano volgari violazioni dei valori fondanti dell’etica di governo. Ma tant'é; non ho visto in questi anni alcuno che, aldilà di mal di pancia dichiarati a beneficio della propria coscienza, abbia nel momento del voto o della verità, avuto il coraggio di alzare la testa che però, a loro attenuante, ritengo sarebbe stata immediatamente tagliata. Il secondo fattore inquinante attiene certamente al modo distorto con cui questa maggioranza ha interpretato il sistema bipolare, utilizzando il dovere dello stare insieme per costringere anche i migliori ed i più ragionevoli a vestire, per necessità o per obbligo, il pastrano della vergogna. Ma il danno non si è limitato a questo aspetto, poiché in una situazione di costante ed ostentata illegalità, ovviamente la maggioranza non può che contare sulle proprie forze, con la ulteriore conseguenza che, per affrontare una opinione pubblica contraria ed una opposizione che di fronte all’illecito diviene certamente più coesa di quanto non lo sarebbe per propensione naturale, è stata costretta a rinunciare al confronto parlamentare mediando strenuamente le differenti posizioni solo al proprio interno, per poi presentarsi al parlamento con leggi blindate sulle quali non è stata possibile alcuna modifica o sulle quali, ancor peggio, si è impedita la discussione attraverso il ricorso al voto di fiducia. È questa la sintesi di quello che è accaduto per tutta la legislatura, in una sorta di festino della illegalità che ora, come tutte le feste, finisce con i fuochi di artificio rappresentati in questi ultimi mesi da una spartizione di interessi e di leggi in rapida successione che sono il suggello finale di un sistema perverso. E come nel prosciutto si mettono i timbri per identificare la provenienza del suino, così sulle ultime leggi si mettono ancora una volta le firme di appartenenza, per dire che ciascuno è stato così bravo da portare a casa un pezzo di quello che una volta era stato un animale libero. Ma siccome nessuno si fida dell’altro, le leggi si devono fare tutte assieme. Non si fa la “salva Previti” che sta a cuore a Berlusconi se prima non si è fatta la legge elettorale che sta a cuore a Casini, la quale però non si può fare se non si fa insieme la “devolution” che sta a cuore alla Lega ed ad An. Insomma come in una razzia collettiva, ciascuno avrà il suo trofeo da mostrare al proprio elettorato, e poco importa se a pagare sarà il popolo italiano. Non so ancora se questo risultato andrà collettivamente in porto, come oggi sembra, ovvero se un incidente di percorso o la fermezza di poteri esterni al governo avranno la possibilità di impedire che questa orgia abbia compimento. Mi preoccupa oggi solo il danno, enorme, che tutto questo porta all’assetto istituzionale della nostra Repubblica, alla socialità del nostro paese, ed alla legalità, poiché il gran finale di fuochi di artificio fatto di molte leggi infami è solo sintomo dell’abbandono di quei principi etici che non hanno bisogno di divenir legge, perché risiedono prima di tutto nella coscienza di una intera collettività. Aveva proprio ragione Esiodo: solo uno stato corrotto ha bisogno di molte leggi.